Scuola

#LaScuolaContinua a Chiari

E lo fa grazie a un mix di tecnologie accessibili a tutti e “a prova di quarantena”. Ne parliamo con il professor Angelo Rampini.

C’è qualcuno per cui lo stravolgimento delle ultime settimane non ha comportato grandi disagi.

 

Si tratta di persone che avevano intuito la potenzialità di integrare i tool digitali nella propria vita professionale (oltre che privata) ben prima dell’emergenza che oggi ci costringe tutti nei nostri appartamenti. Persone come il professor Angelo Rampini, docente di matematica presso l’Istituto Einaudi di Chiari (BS), fruitore di piattaforme di supporto all’insegnamento (e all’apprendimento) da diversi anni.


“Nonostante io non sia nativo digitale, tutt’altro,” ci confessa con ironia, “già sei anni fa ho iniziato a utilizzare piattaforme come Edmondo per aiutarmi nel lavoro in aula. Tre anni fa sono poi approdato a WeSchool, che mi ha dato la possibilità di approfondire man mano strumenti sempre nuovi per facilitare il processo didattico, ben oltre quanto offerto dalla cara vecchia lavagna di ardesia.”


I suoi studenti, centoventi in tutto, hanno risposto dunque bene alla nuova situazione emergenziale, laddove – come detto – il professor Rampini già da tempo li aveva abituati a lavorare ad esempio con le biblioteche digitali. La novità certamente è stata l’aula digitale offerta da WeSchool, che solo in un primo periodo non è stato possibile fruire a tutti gli studenti per motivi di connettività; problematica alla quale Rampini ha assolto con temporanei strumenti sostitutivi nell’uno-a-uno come Zoom, Skype e Cisco.
“Certo, il controllo che la presenza fisica permette di imporre sull’attenzione della classe non è lo stesso,” aggiunge il professore, aggiungendo però di essersi sorpreso di come la distanza abbia risvegliato un senso di responsabilità nuovo in determinati studenti, che invece in aula faticavano a concentrarsi.

 

Nelle prime due settimane di quarantena - continua poi Rampini - le più gravi lacune nell’adattamento alla nuova e inaspettata situazione non le ha riscontrate certo negli studenti, quanto nei suoi colleghi, che si sono trovati da un giorno con l’altro a dover gestire una distanza incolmabile senza saper padroneggiare i tool digitali. Per questo, tanto tempo - “nel mio piccolo” – l’ha passato ad edurre buona parte del corpo docenti all’utilizzo della piattaforma WeSchool.
“Sarebbe inoltre indispensabile uniformare il più possibile l’impiego di questi strumenti, magari a inizio anno scolastico, di modo che anche gli studenti non si trovino di volta in volta spiazzati di fronte a nuove piattaforme. Se tutti i docenti avessero la possibilità di allinearsi nell’utilizzo di tool come WeSchool, poi ciascuno potrebbe personalizzare i propri spazi – in base alla materia insegnata – permettendo anche agli studenti di padroneggiare sempre meglio le possibilità offerte dal sistema online.”

 

Una testimonianza, quella del professor Rampini, che ci racconta molto su quanto la fruizione delle tecnologie nuove e nuovissime possa rivelarsi “a prova di quarantena”, evitando di contaminare irrimediabilmente l’anno scolastico per colpa di qualsivoglia imprevisto.


Ora Angelo Rampini guarda avanti, al post-Covid, e si interroga con curiosità e speranza su quali saranno gli esiti della situazione che stiamo vivendo: “Non sappiamo cosa ci attenderà domani, il lungo periodo è un’incognita, bisogna imparare a lavorare con gli strumenti digitali dei quali disponiamo e con quelli che si affacciano al mercato giorno per giorno; far lavorare la propria curiosità e scoprire tutti i tool possibili per ampliare gli orizzonti del proprio impegno in aula, con costanza e tenacia.”

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