Roma, 25/05/2020

La stessa barca

Intervista a Alex Moscetta rappresentante della Comunità di Sant’Egidio

Hanno un modo di parlare tutto loro nella Comunità di Sant’Egidio, e alle parole danno peso con oculatezza. Non fanno, ad esempio, “volontariato per i poveri”, ma “aiutano i loro amici”. Alex Moscetta, il rappresentante della Comunità di Roma con cui parliamo al telefono, è molto specifico a riguardo. È stanco, ci dice, stravolto, dalla dura attività degli ultimi due mesi, ma non può fermarsi, perché gli “amici” della Comunità, i più deboli, gli invisibili, i dimenticati – come invece li chiameremmo noi - in questo periodo hanno particolare bisogno del suo aiuto.

Dall’inizio dell’emergenza, non si è mai fermata l’attività del movimento laicale, che – non a caso – porta il nome del patrono degli storpi e dei lebbrosi: il numero degli ospiti senza fissa dimora, ci racconta Alex, è raddoppiato in tutta Italia durante l’emergenza (solo a Roma costituisce il 35% degli assistiti dalla Comunità) e ha richiesto un grande sforzo soprattutto nell’offerta di pasti gratuiti; “Ora c’è bisogno di cibo. Il cibo non basta mai, specialmente i prodotti speciali per i bambini piccoli e i neonati,” sottolinea Moscetta.

Ci racconta storie potenti e diverse da quelle che abbiamo più spesso sentito in queste settimane; storie di coraggio e di resilienza, come quella di una donna peruviana a Genova, operatrice sanitaria in partita IVA che, a ridosso dell’emergenza, ha perso il posto di lavoro. Si è rivolta alla Comunità in cerca di aiuto e da loro ha ricevuto il sostegno che le è servito per sopravvivere, ma prontamente ha scelto anche di unirsi ai volontari di Sant’Egidio: “Avevo bisogno di aiuto e sono stata aiutata. Ora tocca a me aiutare.”

Simile è la storia di un giovane a Roma, anch’egli ritrovatosi disoccupato da un giorno con l’altro, che vedendosi aiutato dagli “amici” della Comunità, non ha esitato a montare sul motorino e offrirsi volontario come rider per consegnare i pacchi solidali a i meno fortunati. Ora i pasti che riceve dalla Comunità li divide anche con alcuni vicini di casa, anch’essi in stato di necessità.

Una delle iniziative più rappresentative che Alex si sente di condividere è quella lanciata dalle donne e delle madri di molti quartieri capitolini (e promossa dalla Comunità), che sotto l’hashtag #ioaiutodacasa e #ioaiutochinonhacasa hanno ogni giorno cucinato, a titolo gratuito, per i senza fissa dimora.

È tanta la solidarietà che ci racconta Alex Moscetta, specialmente da parte di coloro che chiama – di nuovo, attenzione alle parole – “nuovi europei”, ovvero gli stranieri, che ci dice essere in netta maggioranza a servire mensa la domenica. Ma anche una cospicua partecipazione, in particolare nelle città più grandi, da parte di giovani e giovanissimi, tra i sedici e i venticinque anni, che vedendosi sospesi gli studi hanno scelto di dare un contributo tangibile alla propria comunità, servendola con entusiasmo.

Ma le preoccupazioni di Moscetta e dei suoi amici sono ora rivolte verso l’immediato futuro, temendo l’onda lunga di una nuova povertà che deve ancora mettersi in moto, sulla scia di una crisi economica che non tarderà ad arrivare.

“Siamo sulla stessa barca,” ci spiega Alex, parafrasando l’omelia di Francesco del 28 marzo scorso, in una Piazza San Pietro deserta; “il Papa ha voluto lanciare al mondo questo messaggio potentissimo, proprio perché è in momenti come questo che ci rendiamo conto che non possiamo più continuare a vivere ognuno per sé stesso. In mare ci sono tante barche e quelle più solide sono chiamate ad assistere quelle più fragili.”

Tra questi – vittime prime del virus – sono gli anziani. È a loro che negli ultimi tre mesi la Comunità ha rivolto maggiore attenzione, collaborando – tra gli altri – anche con TIM: insieme sono arrivati a consegnare oltre 200 SIM, traffico incluso, sia ad anziani soli ricoverati in strutture sanitare, sia a senza fissa dimora per permetter loro di rimanere in contatto con la Comunità durante il periodo di forte limitazione degli spostamenti.

“Pensavamo di restare sani in un mondo malato,” per concludere sulle parole del pontefice. È stato un brusco risveglio, quello che ci ha colti negli ultimi mesi, ma sono i gesti di solidarietà che ci hanno mantenuti vivi e uniti, soprattutto durante l’isolamento. Il ricordarci ad esempio di chi, durante i giorni del #iorestoacasa, fuori, invisibile, una casa non ce l’aveva.

“Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme.”

*Comunità di Sant’Egidio, visita santegidio.org

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